La progettazione della mostra si è dovuta scontrare con non poche difficoltà di carattere pratico.
Il Tacca infatti non è uno scultore in piccolo, per cui molte delle sue opere di grandi o grandissime dimensioni sono di fatto irremovibili. La giustamente prioritaria attenzione alla tutela e alla salvaguardia delle opere ci ha spinto a rinunciare anche a quei pezzi che teoricamente sarebbe stato possibile smontare e collocare in mostra, ma non senza forzature e rischi.
Del resto i grandi monumenti hanno anche un rapporto tale con lo spazio che li circonda e in taluni casi con l’architettura che li ospita, da sconsigliare di isolarli in uno ambiente espositivo necessariamente non connotato o (situazione ancora peggiore) connotato diversamente.
La conseguenza, come molti hanno ben chiaro per esperienza diretta, potrebbe infatti essere una considerevole perdita in alcuni aspetti del significato dell’opera; tipica e quasi inevitabile è la perdita del senso delle misure, che viene completamente stravolto trasportando un pezzo da un luogo aperto ad uno chiuso. Questi inevitabili limiti hanno fatto sì che si sia dato uno spazio piuttosto considerevole ai supporti multimediali e alle videoproiezioni. Ogni sala è dotata di grandi schermi su cui sono proiettati i grandi monumenti del Tacca, dalla fontana dei 4 mori di Livorno ai monumenti dei reali di Spagna di Madrid. I bronzi veri del Tacca si fondono con le grandiose opere proiettate selle pareti, ancora una volta il “reale” è stato rafforzato dal “virtuale”.